Cos'è la Dipendenza Affettiva, come si cura, come uscirne. Sito di Recupero e Guarigione per chi soffre di Dipendenza Affettiva

La Dipendenza Affettiva

Sito di Recupero e Guarigione per chi soffre di Dipendenza Affettiva

 

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Questo sito nasce per venire incontro a tutti coloro che soffrono di Dipendenza Affettiva.

Qui viene descritto il Percorso , o meglio uno degli innumerevoli percorsi che portano alla guarigione dal male della Dipendenza Affettiva, dal Mal d'Amore.

Noi siamo "drogati d'amore", resi schiavi da una passione. Non viviamo piu', la nostra vita è divenuta ingestibile, emotivamente viviamo una continua altalena...ansia, depressione, euforia....

Non sappiamo piu' chi siamo, il nostro "chiodo fisso" ci ha fatto dimenticare la nostra identita' e si sta prendendo, si è preso tutto...fino all'ultima goccia di dignità.

Qui potrete trovare un ambiente sano ed appartato dove parlare in anonimato del vostro problema.

Qui vi mostro quale è stata la strada che ho percorso per uscire dalla Dipendenza Affettiva.

Spero di cuore che troverete ispirazione dalla mia esperienza.

Dedico questo sito a Susan Peabody, la donna, la Counselor e scrittrice di San Francisco che mi ha salvato dalla Dipendenza Affettiva grazie ai suoi scritti ed al suo sito web: http://www.brightertomorrow.net/ - loveaddictionforum.proboards.com/


Benvenuti! Un abbraccio,

Elisabetta

Chi e' il Dipendente Affettivo?

Chi e' il Dipendente Affettivo?

Un dipendente affettivo è una persona che cerca al di fuori di se' ciò che non riesce a trovare dentro di se'.
Dentro di noi c'è un vuoto, un vuoto antico che ci portiamo dietro dall'infanzia.
Da bambini qualcosa non ci ha permesso di crescere in maniera adeguata, non ci siamo sentiti protetti, apprezzati, siamo stati abbandonati (fisicamente o emotivamente), siamo stati trascurati, i nostri genitori non sono stati in grado di procurarci quella sicurezza affettiva di cui un bambino ha bisogno per sviluppare una personalità equilibrata ed un senso di se', una stima di se', un valore di se'.
Alcuni di noi, oltre ad essere stati lasciati alla loro solitudine sono stati vittime di abusi, fisici, verbali, psicologici o sessuali.
Siamo estremamente fragili. Siamo ancora quei bambini impauriti, feriti, oltraggiati. Non siamo in grado di guardarci dentro, non abbiamo un'immagine di noi stessi o quella che abbiamo è distorta o irreale. Non stimiamo noi stessi, ne' tantomeno ci amiamo. Siamo terrorizzati dalla solitudine. Non siamo mai diventati adulti.
Non riusciamo a godere del presente ma siamo sempre proiettati nel futuro o prigionieri del passato. Siamo impulsivi, compulsivi, non riflettiamo.
Siamo sommersi dalla paura e dall'insicurezza. Percepiamo il mondo come un luogo pericoloso e minaccioso.
Vediamo la realtà divisa in “bianco” o “nero”.
La nostra unica salvezza la vediamo nell'altro, nel "
principe azzurro"
, nel cavaliere dall’armatura luccicante che verrà a salvarci nella nostra torre isolata.
Ci illudiamo, ci aspettiamo, speriamo, pretendiamo che quel principe venga a portarci via, a combattere tutte le nostre paure, tutti gli orrori stampati nella nostra memoria o in quel mondo invisibile di ciò che non ricordiamo.
Così ci aggrappiamo all’idea della possibilità di essere finalmente liberate dai gravi pesi che portiamo. Il nostro partner deve diventare la madre affettuosa che non abbiamo avuto oppure il padre presente ed attento che non abbiamo conosciuto.
In realtà non desideriamo amare l’altro ma abusare di lui, come noi siamo state abusate in passato , nel momento in cui in noi qualcosa si è rotto e siamo andate in mille pezzi che vorremmo obbligare il nostro partner a rincollare.
Ci aspettiamo davvero troppo dal nostro principe, nessuno può al posto nostro fare un lavoro che spetta a noi.
Il vuoto che abbiamo dentro, il nostro “cuore affamato” (“hungry heart” per Susan Peabody) ci spinge ad immergerci in un’altra persona e mentre speriamo di essere salvate, in realtà, veniamo soffocate e schiacciate dalla nostra stessa disperazione.
Il vero e sano amore è una relazione tra due persone compiute, ciascuna con una propria definita identità, disposte al reciproco rispetto e disposte anche a rinunciare a qualcosa per l’altro, a dare oltre che a ricevere.
Il dipendente affettivo, al contrario, pur essendo capace di arrivare a calpestare la propria dignità per “amore” dell’altro , in realtà lo “vampirizza”, pretende conforto alle proprie ansie e paure, diviene asfissiante ed è assolutamente incapace di dare amore, poiché in partenza non ama se stesso.

Il dipendente affettivo è totalmente privo di confini tra se’ e gli altri e pertanto è estremamente vulnerabile.
Una persona mediamente equilibrata ha intorno a se’ una sorta di rete formata da cerchi concentrici immaginari. Nei cerchi più vicini al proprio centro pone le persone con cui ha una maggiore intimità, nei cerchi più distanti pone via, via le persone con cui ha minore grado di intimità. La persona con una buona stima di se’ sa stabilire relazioni (di semplice dialogo, conoscenza , amicizia, etc)…che rispettino i suoi “confini”, preservandosi così dalla violazione della propria immagine di se’ e della propria integrità.
Il dipendente affettivo non ha mai potuto creare intorno a se’ questa “rete” protettiva anche perché non ha mai avuto ben chiaro cosa dovesse proteggere, dato che la propria autostima non ha potuto formarsi in maniera armonica o non ha potuto formarsi affatto. Pertanto il dipendente affettivo permette a chiunque di invadere la propria sfera più intima ed indifesa e resta imprigionato nella frustrazione.
Uno dei primi passi verso la guarigione è quello di creare poco a poco questa rete, stabilendo chi vogliamo e chi non vogliamo ed a quale distanza.

I Nostri Prodotti / Servizi

  •  Counselling mirato
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  •  Guarire con i 12 Passi

 

Dipendenza Affettiva e Amore Evitante

Dipendenza Affettiva e Amore Evitante
Quando si parla di amore malato e relazioni malate , ci sono due tipi di persone: quelli che amano troppo (I Dipendenti Affettivi) e quelli che amano troppo poco (Gli Evitanti). Se oscillate tra i due tipi siete dei Dipendenti Affettivi Ambivalenti.

Dipendenti Affettivi

I Dipendenti Affettivi sono ossessionati da una persona e non riescono a lasciarla anche se il loro Poa (Person of Addiction) è non disponibile o tossico per loro. Con ciò intendo che il Poa :

• Abbia paura di impegnarsi;

• Non sappia comunicare;

• Sia non amorevole/distante;

• Sia abusivo, eserciti il controllo e sia dittatoriale (narcisista)
• Sia dipendente da qualcosa al di fuori della relazione (hobbies, droghe, alcol, sesso, un’altra persona, il gioco, lo shopping, etc)….


I Dipendenti Affettivi che rimangono in ossessione per anni sono chiamati Torchbearers (Portatori di Fiamma). Un tempo questo si chiamava “amore non corrisposto”. Questo tipo di Dipendenza Affettiva, più di ogni altro, si nutre di fantasie ed illusioni. I Torchbearers – Portatori di Fiamma spesso credono che il loro amore sia corrisposto mentre non lo è (erotomania).

Se il dipendente affettivo non è più innamorato ma rimane nella relazione per avere compagnia, si tratta di Dipendente dalla Relazione. Se è anche Codipendente, si tratta di Codipendente Dipendente dalla Relazione. Di solito questo tipo di Dipendenti Affettivi sono infelici e la relazione condiziona la loro salute , il loro spirito ed il loro benessere emotivo, ma non riescono ad andare avanti, a cambiare strada. Anche se il loro partner li picchia e sono in pericolo, i CDR non riescono a lasciare il partner. Hanno paura di stare da soli. Hanno paura di cambiare. Non vogliono ferire o abbandonare il partner. Io descrivo questo tipo di relazione come “Ti odio, non lasciarmi”.

Persone che hanno matrimoni di lunga durata possono essere Codipendenti Dipendenti dalla Relazione. Vorrebbero disperatamente andare avanti e cambiare strada ma sono incapaci di affrontare le loro paure.
Spesso sovrappongono le relazioni. Trovano un’altra persona prima di lasciare il partner, così da non dover sperimentare il periodo di separazione e ritiro in solitudine (e quindi l’ansia da separazione).
Se non c’è già qualcun altro, dopo pochi giorni dalla separazione sono già in una nuova relazione disfunzionale. Non imparano mai che l’autostima fiorisce nella solitudine. Sono autentici Dipendenti Affettivi , ma è dalla relazione che sono dipendenti.

Gli Evitanti

Gli evitanti soffrono a causa di una forma di incesto (evidente, velato o emotivo) nell’infanzia. Si innamorano ma rifiutano la relazione quando diventa troppo seria. Per incesto intendo: evidente (molestia sessuale e violenza sessuale), velato (energia sessuale senza contatto fisico);
ed emotivo (essere stati forzati ad essere una sorta di surrogato del partner del genitore). Vi consiglio di approfondire. Suggerisco il libro “La Sindrome dell’Incesto Emotivo” di Patricia Love oppure “Il coraggio di guarire” di Laura Davis.

Ci sono diverse categorie di Evitanti

I Sabotatori sono Evitanti che distruggono la relazione quando inizia a diventare seria o in qualsiasi momento affiori la loro paura dell’intimità. Ciò può accadere in qualsiasi momento (prima del primo appuntamento, dopo il primo appuntamento, dopo aver avuto il primo rapporto sessuale, dopo che si presenta il fattore “impegno”), in qualsiasi momento. Di solito è più facile che siano gli uomini ad essere Sabotatori piuttosto che le donne. Ma non ci sono statistiche su questo.

I Seduttori Deprivanti giocano tra “caldo” e “freddo”. Si presentano sempre per avere compagnia o sesso. Quando cominciano ad annoiarsi o ad aver paura, iniziano a privare il partner di compagnia, sesso, affetto, tutto ciò che provoca in loro ansia. Se abbandonano la relazione soltanto una volta sono Sabotatori, se continuano a ripetere il modello di comportamento “disponibile/non disponibile” all’interno della stessa relazione, sono Seduttori Deprivanti . Questi ultimi offrono più intimità ogni volta che tornano dal partner. Promettono di impegnarsi, di andare a vivere insieme, di sposarsi, avere figli, etc… Ma difficilmente mantengono la promessa di cambiare.

I Dipendenti dall’Idillio sono degli Evitanti che sono dipendenti simultaneamente da più partners. Diversamente dai dipendenti dal sesso, che cercano di evitare il legame , i Dipendenti dall’Idillio si legano ad ognuno dei loro partner, in diversi gradi, anche se le loro relazioni romantiche sono vissute a breve termine. Per Romantico intendo “limerence” (desiderio delirante, amore ossessivo), non amore (passione sessuale e pseudo intimità emotiva, cft. Dorothy Tennov). I Dipendenti dall’Idillio sono spesso confusi con i dipendenti dal sesso. Tiger Woods era un Dipendente dall’Idillio. I Dipendenti dall’Idillio uomini venivano chiamati “donnaioli”. Ci sono molti appellativi usati per le donne ma sono troppo degradanti per ripeterli qui.

Passare dall’essere ossessionati per il partner ed essere evitanti è molto comune. I Dipendenti Affettivi di lunga data, dopo anni di ossessione su una persona o su un’altra, possono trasformarsi in Evitanti. E ancora più sorprendente è l’ Evitante che all’improvviso s’innamora e diventa Dipendente.

Dipendenti Affettivi Ambivalenti

Coloro che oscillano tra Dipendenza Affettiva ed essere Evitanti sono chiamati Dipendenti Affettivi Ambivalenti. La maggior parte dei Dipendenti Affettivi e degli Evitanti sono prima o poi ambivalenti. Desiderano ardentemente l’amore , ma allo stesso tempo ne hanno paura.

Il tipo più famoso di Dipendente Affettivo Ambivalente è il Narcisista. In superficie il Narcisista appare essere un Evitante. E’ solitamente freddo, distaccato, autonomo, egocentrico, dominante e/o impaurito dall’impegnarsi. Tuttavia se il Narcisista viene lasciato può tramutarsi in Dipendente Affettivo perché non tollera e non sa gestire l’ essere rifiutato. Diventa manipolativo, aggressivo e anche violento per protrarre la relazione (O.J. Simpson era un Evitante, Dipendente dall’Idillio, trasformatosi in Dipendente Affettivo).

Nota dell’Autore: Ho frequentato l’ambiente del Recupero da Dipendenza Affettiva come Terapeuta ex Dipendente e sono pronta ad affermare con certezza che la maggior parte dei Dipendenti Affettivi e degli Evitanti sono assolutamente Dipendenti Affettivi Ambivalenti, specialmente se portano a compimento il percorso di Recupero.

Il Dipendente Affettivo Ambivalente in Recupero

E’ un modello di comportamento comune per i Dipendenti Affettivi quello di essere ossessionati da una persona quando questa non è disponibile e poi diventare Ambivalenti quando incontrano una persona equilibrata.
Questo si verifica molto frequentemente in Recupero. Per approfondire questo argomento leggete “Finally getting it right” – “Riuscirci finalmente” di Harville Hendrix.

Le Radici del Problema
Io ho scritto il libro “Addiction to Love” – “Dipendenza dall’ Amore” ma il miglior libro che tratta del rapporto tra le relazioni disfunzionali e la nostra infanzia è il libro di Howard Alpern “How to break your addiction to a person” – “Come interrompere la tua dipendenza da una persona”. Sia Halpern che io siamo d’accordo sul fatto che la Dipendenza Affettiva e l’essere Evitanti derivano dalle ferite emotive della nostra infanzia. Generalmente le ferite da abbandono portano a diventare ossessivi (dipendenti), e le ferite da incesto portano ad un comportamento evitante.
Il Dipendente Affettivo Ambivalente di solito ha entrambe le ferite.

Riassunto:

Il Dipendente Affettivo
Il Torchbearer – Portatore di Fiamma
Il Dipendente dalla Relazione
Il Codipendente Dipendente dalla Relazione
L’Evitante
Il Sabotatore
Il Seduttore Privante
Il Dipendente dall’Idillio
Passaggio da un tipo all’altro di Dipendenza
Il Dipendente Affettivo Ambivalente
Il Dipendente Affettivo Ambivalente in Recupero
Le Radici del Problema

Conclusione

Come Goldilocks, siamo tutti in cerca della relazione “giusta”. Dunque, sia che ami troppo, troppo poco o semplicemente sei confuso, conserva le informazioni che hai appreso in questo articolo e crea un programma di Recupero adatto alla tua situazione. Trova chi sappia aiutarti e CAMBIA.
Ricorda che c’è speranza. Non sei solo ed esiste un domani più luminoso.

Per maggiori informazioni consulta il mio libro “Addiction to love” ed il mio libro “The Art of Changing”.

Susan Peabody


Articolo della Dottoressa Elena Ricci Psicoterapeuta

Dipendenza affettiva: quando le relazioni diventano una prigione

«Bisogna imparare ad amare sé stessi (...)
di un amore sano e morale,
così da poter sopportare di stare da soli e non aver bisogno di vagare.»
F. Nietzche

La dipendenza affettiva è considerata un
disturbo della sfera emotiva e relazionale,
caratterizzato dalla centralità di un “oggetto
d’amore” verso il quale il soggetto dipendente
nutre sentimenti disfunzionali di esclusività.
Essa incide progressivamente sui livelli
cognitivo, emotivo e comportamentale delle
persone che ne soffrono; i sintomi producono
significativi cambiamenti nella quotidianità del

soggetto e un peggioramento generale nei vari ambiti dell’esistenza.
Come le altre dipendenze, la Dipendenza Affettiva si crea in modo abbastanza graduale all’interno di un contesto di
“normalità” dove le modificazioni di pensiero inizialmente si presentano come episodi isolati per poi articolarsi in una
sindrome clinica vera e propria.
Questo disturbo è il risultato di un processo tra due persone che hanno una relazione e che innesca circoli viziosi fatti di
azioni e reazioni che si rinforzano reciprocamente in un gioco che si perpetua.
Spesso la tendenza, per chi affronta questo tipo di dipendenza, è andare alla ricerca della cause insite nell’individuo o
nel suo passato: così facendo si compie una lunga analisi del passato a discapito del qui ed ora, del momento in cui il
disturbo si presenta nel contesto della relazione che lo alimenta e lo mantiene.
Ogni storia di dipendenza affettiva è una storia a sé e deve essere affrontata in modo personalizzato creando una terapia
per l’individuo e con l’individuo.
Il fenomeno della dipendenza affettiva ha suscitato una crescita di interesse e studi a partire dagli inizi degli anni ’80;
la sua conoscenza fu dovuta alla prima pubblicazione del libro di Robin Norwood “Donne che Amano troppo” (1985).
L’autrice, psicoterapeuta famigliare specializzata nel campo delle dipendenze, definisce il fenomeno della dipendenza
affettiva “troppo amore”, descrivendolo come il bisogno, non consapevole, di legarsi a partner incompatibili con i
propri sentimenti, non curanti del benessere dell’altro, non disponibili, velatamente o chiaramente rifiutanti, unito
all’incapacità di distaccarsene e al pensiero magico di riuscire, tramite l’amore e il sacrificio di sé, a cambiarli e
trasformarli nei partner dei propri sogni.
Non è infrequente che tale condizione degeneri in relazioni che rappresentano un serio pericolo per l’incolumità
psichica e fisica del soggetto (come nel caso della manipolazione emotiva perversa, o delle violenze all'interno della
relazione).

Il Dipendente Affettivo sente di vivere in un mondo che non capisce e che non lo capisce e i tentativi di fargli aprire gli
occhi sull'evidenza del comportamento patologico relazionale si trasformano in evitamento e inimicizia. Molti
dipendenti affettivi perdono gran parte dei propri amici e conservano soltanto i rapporti che non mettono in discussione
la loro scelta d'amore. Le principali caratteristiche di questo disturbo sono:
▪ ossessività nel pensiero;
▪ difficoltà di concentrazione;
▪ pensiero costantemente concentrato sull'oggetto d'amore;
▪ idealizzazione della persona amata;
▪ astinenza: il soggetto sente di esistere solo quando c'è l'altro, la sua mancanza lo getta in uno stato di allarme
▪ ebbrezza: il soggetto prova una sensazione di piacere quando sta con il partner, che non riesce ad ottenere in altri modi e
che gli è indispensabile per stare bene;
▪ tolleranza: il soggetto cerca dosi di tempo sempre maggiori da dedicare al partner, riducendo sempre di più il proprio
tempo autonomo e i contatti con l’esterno.
Nella dipendenza affettiva si passa dall' idillio e la passione assoluti all'inferno del rifiuto, della rabbia e della
disperazione nell'arco di pochi giorni o poche ore. Questa altalena emotiva fa sì che le emozioni siano al servizio della
relazione e mutino continuamente. Alcune caratteristiche degli stati d'animo nella dipendenza affettiva sono:
▪ umore tendenzialmente depresso con picchi di eccitazione;
▪ sensazione di ansia e allarme o di pericolo imminente;
▪ vissuto di abbandono e di solitudine, anche in compagnia di persone significative;
▪ emozione costantemente rivolta sull'oggetto d'amore;
▪ progressivo disinvestimento emotivo dal mondo circostante con ritiro sociale
L'aspetto principale dei comportamenti nella dipendenza affettiva riguarda il fatto che non sono sotto il controllo di chi
li agisce. La persona è travolta dai propri impulsi e dominata dal bisogno di trasformarli in azione, anche quando a
livello razionale è in grado di capire che sono disfunzionali e improduttivi.
Gli aspetti comportamentali della dipendenza affettiva solitamente sono:
▪ incapacità di prendere decisioni;
▪ tendenza a delegare proprie responsabilità;
▪ comportamenti compulsivi cioè azioni ripetute e ingovernabili come telefonate, email e messaggi;
▪ si asseconda l'altro in tutto pur di avere l'attenzione;
▪ tendenza a rinunciare a impegni o attività importanti pur di incontrare l'altro;
▪ è presente un costante stato di attesa;
▪ possono verificarsi i tentativi di pedinamento finalizzati a creare un controllo sull'oggetto d'amore.
Tutti gli atteggiamenti finora descritti relativi al Dipendente Affettivo attaccano le sue principali funzioni e i suoi
bisogni di base come alimentazione, riposo e socialità.

Come liberarsi dalle catene della dipendenza affettiva e diventare emotivamente indipendenti
Il primo passo è quello di comprendere a fondo che per essere liberi dalla dipendenza emotiva bisogna intraprendere un
viaggio di ritorno al vero Sé.
Le aeree su cui è necessario focalizzarsi per la buona riuscita di questo percorso sono:
▪ autonomia: è importante che il soggetto impari a prendere decisioni in linea con i propri bisogni affettivi e coltivi
un senso di integrità e indipendenza rispetto al giudizio altrui;
▪ fiducia: chi soffre di dipendenza affettiva non ha fiducia in se stesso e non ne ripone negli altri. E’ quindi
importante valorizzarsi ed integrare le “parti buone” con le “parti cattive” di sé in un sentimento positivo di auto
accettazione;
▪ giudizio degli altri: è necessario imparare a dire di no, a dire ciò che si pensa, ad affermare le proprie idee e i
propri bisogni senza temere di venire allontanati per questo. Sentirsi legittimati a dire ciò che si desidera e rifiutare
ciò che non si vuole più significare pensare a se stessi e a ciò che porta crescita e benessere, rifiutando ciò che porta
dolore;
▪ consapevolezza: è la capacità di guardarsi dentro in relazione al fuori, cioè nel saper identificare il proprio
funzionamento emotivo, cognitivo e relazionale e riconoscere, in modo flessibile è dinamico, le conseguenze dei
propri comportamenti e della qualità della propria comunicazione sugli altri.
▪ assertività : riguarda le abilità di comunicare in modo efficace e costruttivo, senza aggressività e senza remissività
▪ affettività: e l'area in cui si concentrano il passato ed il presente delle relazioni significative nella vita della persona
e che contiene, spesso al di là della sua consapevolezza, gli schemi di interazione disfunzionali che soggiacciono al
problema portato;
▪ idealizzazione: porta ad immaginare l’altro come perfetto o a vederlo su un piedistallo: tendiamo a vedere
soprattutto gli elementi positivi e a negare o giustificare quelli negativi. Ciò può portarci a dare più importanza ai
desideri dell’altro piuttosto che ai nostri. Questo meccanismo ti porta sempre a soffrire e a non vedere l’altro in
maniera obiettiva. In realtà quello che inconsciamente finiamo per fare è utilizzare l’altro per colmare le nostre
insicurezze e renderlo l’unico che può farlo.
▪ prendersi cura del proprio corpo: l'attività fisica, specie quella all'aria aperta in mezzo al verde è il migliore
antidepressivo, potrà aiutare a non andare troppo giù nell'umore e a sentirti più sicuro/a e attraente fisicamente.
Dipendenza affettiva e trattamento in psicoterapia
Quando il disagio e la sofferenza causati dalla dipendenza affettiva alterano la vita quotidiana e rapporti interpersonali,
è bene rivolgersi ad uno psicologo-psicoterapeuta per elaborare e risolvere il disagio.
Il percorso psicoterapeutico è volto alla modifica di vissuti e comportamenti al fine di instaurare legami soddisfacenti.
La prima cosa da fare per superare questo stato psicologico è riconoscerlo, essere consapevoli della presenza di un
problema e iniziare a lavorare sui pensieri che alimentano questa dipendenza, per poi trasformarli in cambiamenti
concreti.
Il trattamento della dipendenza affettiva si struttura sul raggiungimento di obiettivi a breve e lungo termine:
Il primo obiettivo, a breve termine, è affrontare e risolvere la sofferenza attuale del paziente in termini di sintomi e
disfunzioni comportamentali.

Il secondo obiettivo, a lungo termine, consiste nell’affrontare le esperienze precoci di abbandono, di trascuratezza fisica
ed emotiva, di maltrattamenti, abusi ecc. che generalmente sono alla base della convinzione di non valere nulla e di non
essere degni di essere amati che caratterizzano i pazienti che soffrono di Dipendenza Affettiva. In parallelo, la terapia
mira ad aiutare i pazienti ad avere accesso a quello che provano, ai loro desideri e ai loro scopi e a utilizzarli per
compiere delle scelte autonome. In questo modo si ripara uno dei nuclei delle personalità dipendenti che è la carenza di
agency, ovvero di portare avanti un piano d’azione che nasca all’interno, anche in condizioni di mancante supporto
relazionale o di avversità.
Grazie a questo lavoro si creano le basi perché i pazienti possano da un lato formare relazioni affettive basate sulla
reciprocità in cui sentirsi finalmente amati e accettati, o perché possano mantenere un senso di amabilità e valore
personale, accompagnati da un senso di attività anche quando tali relazioni mancano.